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Norma Italiana CEI 64-21 e utenze deboli: il videocitofono smart

15/06/2017
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Questo secondo articolo, dopo quello dedicato alla domotica e alle sue potenzialità, si sofferma sulla Norma Italiana CEI 64-21.

Questo secondo articolo, dopo quello dedicato alla domotica e alle sue potenzialità, si sofferma sulla Norma Italiana CEI 64-21 “Ambienti residenziali. Impianti adeguati all’utilizzo da parte di persone con disabilità o specifiche necessità”, di recente pubblicazione, che fornisce le prescrizioni da applicarsi agli impianti elettrici, di unità immobiliari ad uso residenziale situate all’interno dei condomini o di unità abitative mono o plurifamiliari, adeguati all’utilizzo da parte di persone con disabilità o specifiche necessità.

La novità risiede nel fatto che per la prima volta si parla all’interno della normativa elettrica di quelle che sono le esigenze delle persone disabili. Queste prescrizioni saranno utilizzate dal progettista qualora il committente richieda la realizzazione di impianti elettrici con particolari requisiti nella propria abitazione.

Partiamo dal citofono, oggetto di uso quotidiano, sempre presente nelle nostre abitazioni. Riconoscere la voce di chi suona il campanello, per esempio restando in cucina al quinto piano di un palazzo, è stata un’innegabile conquista; ma anche il citofono si è evoluto rapidamente in tecnologia e potenzialità, diventando uno strumento multifunzione e in questo contesto un valido supporto alle utenze deboli di una abitazione, come anziani, persone sole o persone con specifiche necessità psicofisiche, magari anche solo temporanee.

È principalmente per motivi di sicurezza che, da circa vent’anni è stata integrata la funzione video, per cui oggi è facilmente reperibile sul mercato il videocitofono, che permette di unire le immagini alla tradizionale comunicazione vocale.

Ma la tecnologia va oltre: il videocitofono moderno è anche smart e permette di trasformare in modo semplice un’abitazione tradizionale in una casa connessa, comodamente controllabile in locale e da remoto tramite smartphone.

Per esempio il videocitofono connesso consente, attraverso APP dedicate, di rispondere ad un visitatore anche stando fuori casa; ha funzioni di segreteria videocitofonica e di messaggistica (lavagna elettronica o post-it); dialoga con le funzioni domotiche dell’appartamento e le integra.

È possibile quindi rispondere comodamente da qualunque ambiente della casa, ma anche da fuori casa, per esempio dall’ufficio o da un luogo di vacanza, nonché chiamare direttamente l’appartamento e rimanere in contatto con chi è presente al suo interno. Ancora: è possibile controllare l’abitazione anche da remoto, attivare tramite smartphone le telecamere esterne e interne collegate al videocitofono, aprire il cancello di casa anche in assenza di telecomando.

L’insieme di queste funzioni, semplici e intuitive nella loro applicazione, rappresenta un valore aggiunto significativo per il benessere, il comfort e la sicurezza di chi abita la casa, ma diventa un importante e utile strumento sociale se l’utente è debole, quali appunto anziani, portatori di handicap, disabili anche temporanei.

Il tema è importantissimo in una società come la nostra, in cui l’invecchiamento della popolazione porta con sé anche la sfida sociale di garantire autonomia, benessere e soprattutto sicurezza anche a chi necessita di un aiuto in più.

Nell’era della tecnologia poi, lo smartphone può fungere da terminale intercomunicante con la casa, implementandone le potenzialità.

Nel caso della videocitofonia/citofonia, la specifica tecnica prevede una serie di prescrizioni analitiche a seconda del tipo di disabilità di chi abita la casa, tra le quali – a titolo di esempio – l’altezza compresa tra 110 cm e 130 cm rispetto al piano di calpestio a cui deve essere installato l’impianto videocitofonico, la presenza di pittogrammi in rilievo o luminosi in caso di difficoltà nella percezione visiva o in rilievo in caso di cecità, la segnalazione di chiamata luminosa in caso di sordità totale o parziale o un sistema videocitofonico che consenta l’accoppiamento con protesi acustiche. Infine, nel caso di persona con incapacità o difficoltà di parlare, l’unità abitativa dovrà essere dotata di sistema videocitofonico in cui almeno la postazione interna fissa deve consentire di inviare messaggi, di testo o vocali, o immagini alla postazione videocitofonica esterna.

Non meno significativa la funzione “inoltro di chiamata”, grazie alla quale è possibile interagire con l’appartamento connettendosi direttamente alle chiamate in entrata da dispositivo mobile; si può effettuare un controllo diretto in casi di pericolo (per esempio malintenzionati o finti funzionari); è possibile per il disabile o la persona impossibilitata ad usare l’apparecchio interno agire con le stesse funzioni direttamente da smartphone o tablet; è possibile dare indicazioni ad eventuali corrieri per consegne a domicilio per una alternativa di recapito nel caso si sia impossibilitati ad aprire la porta.

Si può comprendere da questa panoramica come sia vasto il campo di applicazione di un videocitofono smart: da oggetto di uso comune a strumento domotico applicato al servizio del sociale, che consente di superare situazioni invalidanti, garantisce autonomia e in ultima analisi crea un rapporto più sereno tra l’uomo e l’ambiente in cui abita.

 

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