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INTERVISTA AGLI OFFICERS DEL CEI/CT 69

13/04/2017
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Tiziano Valentinetti (Presidente), Giuseppe Carenini (Vice Presidente) e Francesco Vellucci (Segretario uscente)

CEI/CT 69 “Macchine elettriche dei veicoli stradali elettrici”

Presidente: Ing. Tiziano Valentinetti (E-Distribuzione Spa)

Vicepresidente: Per.Ind. Giuseppe Carenini (Schneider Electric Spa)

Segretario: Ing. Manlio Pasquali (ENEA)

Segretario Uscente: Ing. Francesco Vellucci (ENEA)

Segretario Tecnico Referente CEI: Ing. Andrea Legnani

Scopo: Preparare norme riguardanti i veicoli elettrici stradali a trazione totalmente o in parte elettrica e con accumulo dell’energia elettrica a bordo.

Il CT 69 CEI è il comitato mirror a livello nazionale dell’IEC/TC 69 “Electric road vehicles and electric industrial trucks” e del CLC/TC 69X “Electrical systems for electric road vehicles”.

L’attività normativa sia a livello IEC che CENELEC è focalizzata soprattutto sulla famiglia di Norme IEC EN 61851, relativa ai sistemi di ricarica per veicoli elettrici stradali.

Tiziano Valentinetti

E’ nato a Ortona (CH) nel 1972. Laureato in Ingegneria Elettronica all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con una Tesi sulle tecniche neurofuzzy per l’analisi di dati ambientali”. Inizia a lavorare con la Società So.l.e. Spa Gruppo Enel – oggi Enel Sole srl, dal 2001 nel comparto Progetti Innovativi (monitoraggio ambientale e lo sviluppo dei sistemi di “eco-ricarica” per veicoli elettrici) e lavorerà nel comparto Ingegneria dell’Illuminazione Pubblica e Ingegneria di Sede per lo sviluppo e la gestione di apparati polifunzionali e di sistemi innovativi per la valorizzare degli impianti di illuminazione pubblica (Webtower, impianti di videocomunicazione a display fullcolor presso gli aeroporti di Roma, eco-ricarica dei veicoli elettrici, impianti di videosorveglianza per la prevenzione e la tutela ambientale).

Nel 2008 inizia a collaborare per il lancio del progetto strategico “Auto Elettrica” nella Funzione Tecnologie di Rete di Enel Distribuzione al fine di sviluppare una nuova infrastruttura Enel di ricarica per veicoli elettrici, funzionalmente legata alle funzionalità avanzate dello smart meter di Enel Distribuzione e nel 2009 passa formalmente ad Enel Distribuzione -Tecnologie di Rete-Unità Sviluppo come project manager del progetto per infrastrutture di ricarica in AC di prima generazione e project manager della sperimentazione Emobilty Italy a Roma, Pisa e Milano.

Dal 2010 al 2015, all’interno di Tecnologie di Rete-Progetti Speciali, partecipa a progetti europei sulla mobilità elettrica e allo sviluppo delle nuove generazioni di infrastrutture Enel 2G e 3G.

A febbraio 2015 passa ad Enel SpA Network Technology-End Customer Application and New Technologies e a settembre 2016 nel Solution Development Center and Innovation Project per lo sviluppo delle stazioni di ricarica e del sistema di Gestione, supporto Tecnico alle Countries del Gruppo.

Da settembre 2016 è responsabile dell’Unità “Electric mobility solutions” di e-distribuzione SpA Network Technology-Smart Grid MV/LV Development Center-Electric mobility solutions.

In CEI ricopre le seguenti cariche:

Presidente del Comitato Tecnico 69 (dal 2016);

Segretario del Comitato Tecnico 312 (dal 2010).

 

 

Giuseppe Carenini

E’ nato a Bergamo nel 1957. Diplomato in Elettrotecnica nel 1976, ha ottenuto nel 1981 presso il MIP-Dipartimento di ingegneria di Milano il diploma di “Technical Management”.

Dal 1999 lavora per il gruppo internazionale Schneider Electric Industrie Sas, dapprima come Project Leader per lo sviluppo di nuovi prodotti e poi nella funzione R&D-Innovazione come esperto di nuove tecnologie e materiali con la responsabilità delle Norme, delle Direttive ed il loro sviluppo, dei Marchi e Brevetti, ha dato un forte impulso nei seguenti ambiti:

  • connessioni delle prese a spina industriali, introducendo il sistema FAST, senza preparazione del cavo per le prese a spina industriali;
  • connessioni delle prese a spina per Veicoli Elettrici, contribuendo in modo importante ad inserire un sistema di protezioni meccaniche “otturatori” delle parti attive che normalmente non sono in tensione ma che potrebbero andare in tensione per guasto;
  • connessioni delle prese a spina per Veicoli Elettrici, introducendo un trattamento superficiale dei contatti al fine di garantire la “stabilizzazione” della connessione nel tempo.

In Schneider Electric, è stato riconosciuto come “Edison Expert” nel campo elettrotecnico riguardo ai materiali ed al design per i Contatti Elettrici e come esperto dei materiali termoplastici relativamente alle possibilità di impiego ed alle tecnologie di trasformazione.

Dal 2017 è Presidente del SottoComitato SC 23H “Spine e Prese per usi Industriali” e dal 2013 VicePresidente del Comitato Tecnico CT 69 “Macchine elettriche dei veicoli stradali elettrici” del CEI.

Partecipa inoltre ai lavori dei Comitati di standardizzazione internazionali IEC e europei CENELEC e relativi Gruppi di lavoro per le apparecchiature di bassa tensione.

 

Francesco Vellucci

E’ nato a Bracciano (RM) nel 1966.

Nel 1999 si è laureato (con lode) in Ingegneria Meccanica, specializzazione Energetica/Termotecnica, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Ha prestato servizio in qualità di progettista e responsabile di gestione presso Aziende di diversi settori: bruciatori ed impianti termici per uso industriale (1999 ÷ 2003), motori marini di piccola potenza a propulsione elettrica (2003 ÷ 2005), costruzione di schede elettroniche a montaggio manuale ed automatico (2005 ÷ 2009).

Dal 2009 è in servizio presso il Laboratorio “Sistemi e Tecnologie per la Mobilità e l’Accumulo” dell’ENEA, ove è impegnato in attività di test e ricerca sui sistemi d’accumulo per veicoli elettrici/ibridi ed applicazioni stazionarie.

È autore di numerose pubblicazioni afferenti alle attività di ricerca del Laboratorio, gestite in collaborazione con le Università di Roma e Pisa e con Enel Ingegneria e Ricerca.

Dal 2010 ricopre l’incarico di Segretario del Comitato Tecnico 69 “Macchine elettriche dei veicoli stradali elettrici” del CEI. Nel 2014 è stato tra i vincitori del premio “Ingegner Giorgi”, prestigioso riconoscimento riservato ai Presidenti/Segretari che si sono distinti per il contributo dato alle attività normative del CEI.

Dal 2017 è anche rappresentante nazionale presso il Comitato Tecnico “Veicoli elettrici ed ibridi” dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e rappresentante governativo nazionale presso il Gruppo di Lavoro sulle batterie per l’elettromobilità e l’accumulo stazionario nell’ambito dello European Strategic Energy Technology Plan (SET‐Plan) della Commissione Europea.

 

Può farci un breve bilancio del lavoro normativo svolto negli ultimi anni dal Comitato Tecnico 69?

 

Valentinetti: Come CT 69 dal lontano 2008 abbiamo contribuito a mettere a disposizione degli addetti ai lavori ben due edizioni della norma principe del sistema di ricarica la CEI EN 61851-1 e le sezioni speciali di questa norma relative alla ricarica in c.c. che ad oggi non sono ancora definitive per l’evoluzione importante di questo sistema di ricarica.

Il CT 69 nella stesura delle norme ha contribuito in modo importante a fissare alcuni cardini della sicurezza del sistema di ricarica quali, per esempio, il modo di ricarica da adottare negli ambienti pubblici o aperti a terzi per il quale il CT 69 si è adoperato per adottare il MODO3 di ricarica e ancora, sul tema sicurezza, è riuscito a trovare il giusto compromesso tra design, funzionalità e sicurezza del connettore unico europeo voluto dalla Comunità Europea.

 

Quali attività svolte nel CEI per rilanciare il Comitato 69 ricorda con maggiore soddisfazione?

 

Valentinetti: La maggior soddisfazione è stato riuscire a far accettare a livello internazionale il MODO3 di ricarica, soprattutto in ambito pubblico o privato aperto a terzi perché, a nostro avviso, ritenuto il sistema di ricarica più sicuro in quanto prevede una serie di verifiche e controlli prima di abilitare la colonnina di ricarica ad erogare corrente verso la batteria dell’auto ed inoltre prevede che all’interno dell’infrastruttura di ricarica siano installate protezioni e controlli per evitare in qualsiasi modo che l’utente finale durante tutte le fasi di collegamento dell’auto alla colonnina e per tutta la fase di carica della batteria e nella fase di de-connessione possa venire in contatto con parti che potrebbero andare in tensione per guasto.

Oltre a questo, il CT 69 ha contribuito a definire le protezioni che devono avere i sistemi di ricarica garantendo la presenza degli “otturatori” davanti alle parti attive che per guasto potrebbero andare in tensione.

Per chiarire il concetto in pratica, abbiamo applicato alle connessioni per i veicoli elettrici quello che oggi noi abbiamo nelle norme nazionali delle prese a spina domestiche, ossia la presenza di otturatori/barriere a protezione delle parti in tensione perché l’utente finale anche in questo caso è da considerare come nell’ambito domestico una persona “NON FORMATA”.

 

Ing. Velucci, lei che è stato per tanti anni Segretario del CT 69, ce lo vuole presentare?

 

Vellucci: Il CEI riassume in modo sintetico ma esaustivo i compiti del CT 69 in “Preparare norme riguardanti i veicoli elettrici stradali a trazione totalmente o in parte elettrica e con accumulo dell’energia elettrica a bordo”.

Andando oltre questa sintetica  definizione, ritengo che il CT 69 sia un Comitato fondamentale perché si occupa del “sistema trazione elettrica” ossia della comunicazione auto-stazione di carica, delle protezioni necessarie, della tipologia del cavo delle prove e delle verifiche di tutti i componenti, certo non entrando nel merito ma definendo i requisiti essenziali di sicurezza che tutti i componenti parte del sistema devono garantire prima, durante e dopo la ricarica; pertanto è il Comitato che assume sotto la propria responsabilità la sicurezza dell’intero sistema di ricarica e contribuisce a definire a livello internazionale le soluzioni tecniche necessarie per garantire l’interoperabilità dei sistemi di ricarica sia in termini di connessione fisica che di protocolli di comunicazione.

 

Qual è stato e qual è il contributo italiano in sede internazionale dei corrispettivi TC IEC e CENELEC?

 

Carenini: Credo sia stata fondamentale a livello di TC internazionale IEC ed europeo CENELEC la coerenza di insistere a considerare il “sistema di ricarica” una situazione quotidiana ed, in quanto tale, destinata ad avere particolari attenzioni soprattutto sui requisiti di sicurezza.

Per questo, sia sui tavoli internazionale che a livello europeo, abbiamo lavorato attivamente e soprattutto abbiamo avuto un ruolo fondamentale nei Focus Group tra Italia-Francia-Germania per arrivare alla proposta dei connettori tipo T2S come standard europeo per i V.E. ed il tipo 3a per i L.V.E. (veicoli elettrici leggeri) e all’utilizzo del MODO3 di ricarica.

Il compito fondamentale è e sarà quello di monitorare gli adeguamenti in atto e per il futuro, oltre ad essere il garante dei requisiti minimi di sicurezza, di tracciare con la stessa coerenza eventuali nuove tecnologie ed esigenze che il mercato evidenzierà come necessarie soprattutto sulla parte di ricarica in c.c. ancora in evoluzione. Tale lavoro è costantemente gestito dai nostri esperti nominati nei diversi WG e PT della IEC e del CENELEC e nei settori che si riescono a presidiare sono attivi e attenti allo sviluppo delle Norme nei diversi ambiti, in modo particolare sulla sicurezza, interoperabilità dei sistemi di ricarica, protocolli di comunicazione tra le infrastrutture di ricarica e i V.E. e da questi al centro di gestione.

 

Cosa raccoglie dal passato e cosa si propone di fare in più per i prossimi tre anni di mandato?

 

Valentinetti: Dal passato a mio parere bisogna far tesoro del fatto che le nuove tecnologie oggi hanno una velocità diversa rispetto alla copertura normativa e pertanto anche noi come Comitato dobbiamo adeguarci in termini di tempo ma senza trascurare gli aspetti di sicurezza che sono alla base del nostro lavoro e dai quali dipende la sicurezza di tutti gli utenti. Accanto a questa priorità dobbiamo a mio modesto parere continuare a migliorare la sinergia tra Comitati non solo a livello nazionale, ma soprattutto allargata e migliorata a livello europeo perché oggi ci sono ancora delle differenze tra gli “requisiti minimi di sicurezza” che devono essere riviste e condivise.

 

Cosa ci può dire in relazione al rapporto con il mondo dell’industria nel nostro Paese?

 

Carenini: L’industria è già parte integrante dei Comitati Tecnici in quanto i membri dei CT e dei Gruppi di lavoro per la maggior parte provengono dall’industria e portano la loro conoscenza, esperienza e tecnologia e permettono di stabilire i requisiti minimi di sicurezza delle apparecchiature.

Pertanto dobbiamo coinvolgere maggiormente quelle aziende che ancora oggi sono refrattarie all’approccio normativo e coinvolgere da subito le aziende di nuova costituzione, soprattutto le nuove startup; infatti, ed eclatante è l’esempio del veicolo elettrico, fino alla pubblicazione delle norme sul mercato si potevano trovare veicoli carenti a livello di sicurezza e la necessità di avere una serie di norme dedicate era diventata un’esigenza importante. Utilizzare una norma per la costruzione di apparecchiature o sistemi permette di realizzare prodotti che dal lato sicurezza richiedono di utilizzare il meglio della tecnologia esistente proposta dall’industria stessa.

 

Quali sono secondo Lei gli obiettivi prioritari che bisognerebbe dare al mondo normativo elettrico in generale e a quello del  CT 69 in particolare?

 

Valentinetti: Ritengo fondamentale che il mondo normativo elettrico in generale debba cominciare a parlare la stessa lingua riguardo ai requisiti di sicurezza e per questo abbiamo ancora molto da fare sia a livello internazionale che europeo. Pertanto mi auguro che tutti i Comitati Tecnici lavorino con questo obbiettivo. Come CT 69 abbiamo già cominciato a farlo proprio con il veicolo elettrico che, contrariamente ad ogni previsione, si è rivelato un sistema complesso costituito da tanti elementi ad ognuno dei quali abbiamo dovuto dare il giusto grado di sicurezza per riuscire ad ottenere un sistema “sicuro” per costruzione.

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