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LASER: SICUREZZA OTTICA IN PRIMO PIANO E PROPOSITI PER IL FUTURO

13/04/2018
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Intervista al Segretario CT 76 Apparecchiature laser

Emanuela FRANCHINA – Segretario CT 76

È nata a Milano nel 1975, si è laureata in Fisica all’Università degli Studi di Milano (2002) e ha conseguito un dottorato di ricerca nel 2005 in Nanostrutture e Nanotecnologie al Dipartimento di Scienze dei materiali (Università Milano-Bicocca).

Dal 2007 lavora in IMQ – Istituto Italiano del Marchio di Qualità Spa, dapprima come tecnico nei laboratori per apparecchiature mediche, poi in quelli per la sicurezza ottica e dal 2011 nei laboratori EMC. Attualmente, oltre a seguire gli aspetti legati alla sicurezza ottica dei prodotti laser, si occupa di certificazioni cogenti in ambito europeo ed internazionale, in particolare per quando riguarda l’immissione sul mercato dei prodotti radio (RED, EMCD, FCC, ISED Canada).

Precedentemente ha svolto attività di ricerca per CoreCom (consorzio tra Pirelli e Politecnico – FIRB Project 2005-2006), Università di Southampton – ORC-Optoelectronics Research Centre  (2003-2004),  Università  degli  Studi di Milano – Dipartimento di Fisica come assistente del Laboratorio di optoelettronica (2002-2003) e R.T.M. Spa (Ricerche Tecnologie Meccaniche, 2001-2002). Ha in attivo due pubblicazioni sul Journal of Non-Crystalline Solids con articoli legati agli aspetti ottici dei materiali.

In ambito normativo, è Segretario del CT 76 dal 2016 e collabora attivamente nei Gruppi di lavoro del TC 76 IEC: WG1 Optical Radiation Safety, WG3 Laser Radiation Measurement, WG4 Safety of medical Laser Equipment e WG9 Non Coherent Sources. È membro dell’IECEE CTL ETF11.

 

Non tutti conoscono il CT 76 del CEI: di cosa si occupa, chi sono i suoi membri e qual è il suo punto di forza?

Il CT 76 è un Comitato Tecnico nato con l’obbiettivo di garantire la sicurezza di prodotti laser, prodotti che emettono quindi una radiazione coerente. Attualmente il suo scopo si è ampliato alla sicurezza ottica in generale, comprendendo sia radiazioni “coerenti”, come i laser, sia quelle “non coerenti”. Questa è stata una naturale conseguenza dovuta all’enorme diffusione della tecnologia dei LED, soprattutto nel settore dell’illuminazione. Per seguire l’innovazione del mercato si è sentita l’esigenza di estendere lo scopo anche ad altri tipi di radiazioni ottiche, per poter proteggere gli utilizzatori finali da eventuali pericoli a scapito degli occhi e della pelle. Il Comitato è composto da una ventina di membri; tra questi ci sono costruttori, rappresentanti degli enti di certificazione e ricercatori e professori universitari, tutti uniti verso un obiettivo comune che è quello di proteggere le persone esposte a radiazioni ottiche artificiali e di far sì che i prodotti immessi sul mercato siano sicuri. Questo obiettivo viene perseguito mediante un’attenta analisi tecnica delle norme che vengono proposte per la pubblicazione, segnalando eventuali modifiche o integrazioni a queste proposte mediante obiettivi commenti condivisi da tutto il Comitato. Queste norme, una volta pubblicate, serviranno poi ai costruttori e agli enti terzi per verificare la conformità dei prodotti immessi sul mercato, oltre a verificare che tutti i prodotti o i sistemi siano dotati delle opportune sicurezze, delle etichettature e della documentazione di accompagnamento opportuna al fine di evitare incidenti. All’interno del Comitato alcuni membri hanno l’opportunità di poter eseguire prove nei loro laboratori aziendali o universitari e forniscono, in questo modo, il loro apporto tecnico molto importante che si integra opportunamente agli aspetti più teorici.

L’eterogeneità dei membri del Comitato fa sì  che si riescano ad affrontare le problematiche sotto diversi punti di vista e differenti  aspetti, ma tutti proiettati verso un obbiettivo comune: l’immissione sul mercato di prodotti sicuri e la protezione degli utilizzatori finali dai pericoli legati alle radiazioni ottiche artificiali. Questa collaborazione tra chi produce, ed è in stretto contatto con le innovazioni tecnologiche, chi si occupa degli aspetti legati alla sicurezza ed alla certificazione dei prodotti e chi segue più da vicino gli aspetti teorici delle radiazioni ottiche, fa instaurare una sinergia che rappresenta indubbiamente un punto di forza.

Cosa raccogliete dal passato e cosa vi proponete di migliorare in futuro?

In passato abbiamo fornito un grande contributo in ambito internazionale, sia nel riesame dei documenti sia nei loro contenuti più tecnici. Sicuramente ci sono gap da colmare a livello normativo per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza laser, per esempio relativamente alla qualificazione delle figure professionali, per la definizione del Tecnico di Sicurezza Laser (TSL), ovvero la persona che nelle aziende o negli ospedali o in altri luoghi di lavoro si occupa di salvaguardare i lavoratori, che deve possedere  le competenze e le conoscenze adeguate per poter dire agli altri lavoratori che il luogo di lavoro è sicuro, poter indicare quali dispositivi di protezione individuale utilizzare e potersi occupare della formazione del personale che utilizza sorgenti ottiche pericolose. Mancano ancora istruzioni o norme per poter certificare un professionista in modo tale che sia adatto a ricoprire la figura del TSL, a differenza di quanto invece avviene, per esempio, nel caso dell’Esperto Qualificato nel campo delle radiazioni ionizzanti. Alcune normative europee verticali sono ancora carenti sull’argomento ‘radiazioni ottiche artificiali’, per esempio ci imbattiamo spesso in puntatori laser prodotti nei mercati esteri e importati in Italia dichiarati conformi alla Norma CEI EN 60825-1, tuttavia non c’è una legislazione che vieti – e questa è una carenza – l’immissione sul mercato comunitario dei puntatori laser di classe superiore alla Classe 2, dal momento che gli unici prodotti considerati intrinsecamente sicuri sono solo quelli di Classe 1. I puntatori laser sono solo un esempio, ci sono diversi prodotto destinati ad un pubblico generico che presentano le stesse criticità. Un settore invece molto chiaro sull’argomento è quello dei giocattoli: non possono essere immessi sul mercato giocattoli di classe superiore alla Classe 1. Ma questo concetto dovrebbe essere esteso a tutti i prodotti destinati ad un pubblico generico in cui il rischio non giustifica il beneficio. Ci auguriamo infine di riuscire a soddisfare, nei prossimi anni, le carenze evidenziate con l’introduzione di nuovi documenti o guide che possano integrare o colmare le lacune attualmente riscontrate. Il fine da perseguire nella pubblicazione di questi documenti sarà sicuramente quello di avere pro- dotti sicuri sul mercato, limitare i rischi al livello minimo accettabile, implementare le procedure di prova per poter verificare i prodotti in modo oggettivo e ripetibile in differenti laboratori di prova, proteggere gli utilizzatori e i lavoratori dai rischi intrinseci correlati alla radiazione ottica artificiale e potersi avvalere, in ultima istanza, dell’aiuto e del contributo della sorveglianza sul mercato per gli eventuali prodotti non conformi.

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