Testato in Italia, ecco i primi risultati, le sfide e le opportunità del nuovo indicatore.
Luca La Notte, Alessandro Lorenzo Palma, Alessandra Gugliandolo, Biagio Di Pietra (membri CEI CT 315)
Gli edifici rappresentano oggi una delle principali sfide della transizione energetica in Europa, in quanto responsabili di circa il 40% del consumo finale di energia e del 36% delle emissioni di gas serra, rendendoli il settore più energivoro del continente. Gran parte di questi consumi è legata alle esigenze quotidiane degli utenti: riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria da soli rappresentano circa l’80% dell’energia utilizzata in ambito domestico.
Il problema è aggravato dall’età e dall’inefficienza del patrimonio edilizio. Infatti, circa il 35% degli edifici europei ha più di 50 anni e quasi il 75% risulta energeticamente inefficiente. Nonostante ciò, il ritmo di riqualificazione è ancora troppo lento: ogni anno viene rinnovato appena l’1% degli edifici esistenti.
Il settore edilizio europeo, quindi, si trova oggi di fronte a sfide urgenti: migliorare in modo significativo l’efficienza energetica e ridurre drasticamente le emissioni di CO2. In questo scenario, la trasformazione digitale rappresenta una leva fondamentale per sfruttare appieno le potenzialità ancora inespresse degli edifici. L’intelligenza degli edifici (o building smartness) è sempre più riconosciuta come un elemento fondamentale per la realizzazione di ambienti più salubri e confortevoli, caratterizzati da una riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, contribuendo al contempo all’integrazione delle fonti energetiche rinnovabili nel sistema energetico complessivo.
A riconoscere questo potenziale è stata anche la Commissione Europea, che attraverso la Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (EPBD) del 2018, ha introdotto lo Smart Readiness Indicator (SRI), un sistema di valutazione unificato a livello europeo concepito per misurare la predisposizione degli edifici all’intelligenza, esaminando la loro capacità di soddisfare tre funzionalità chiave:
- ottimizzazione dell’efficienza energetica e delle prestazioni complessive.
- adattamento all’esigenza degli occupanti.
- adattamento all’esigenza della rete.
L’obiettivo del nuovo indicatore non è solo tecnico, ma anche culturale. Infatti, lo SRI si propone di:
- sensibilizzare i proprietari e gli occupanti sul valore dell’automazione degli edifici e del monitoraggio elettronico dei sistemi tecnici per l’edilizia, mirando a rafforzare la fiducia nei reali risparmi energetici ottenibili grazie a queste funzionalità avanzate.
- stimolare gli investimenti nelle tecnologie per edifici più intelligenti e interconnessi, favorendo un ambiente costruito più sostenibile.
La metodologia di calcolo dello SRI si basa su una valutazione multicriterio flessibile e modulare, che esamina i servizi smart ready presenti nell’edificio, raggruppati in nove domini tecnici. I servizi sono classificati in base a diversi livelli di funzionalità (da un minimo di 0 a un massimo di 4): all’aumentare del livello, aumenta la dotazione tecnologica intelligente che fa accrescere la “smartness” del servizio. La selezione di uno specifico livello di funzionalità attribuisce punteggi predefiniti a sette criteri di impatto, strutturati attorno alle tre funzionalità chiave già citate e qui di seguito più ampiamente declinate.
La prima riguarda la capacità dell’edificio di ottimizzare l’efficienza energetica e le prestazioni complessive in esercizio, includendo aspetti come la manutenzione intelligente e la previsione dei guasti.
La seconda valuta quanto l’edificio sia in grado di adattare il proprio funzionamento alle esigenze degli occupanti, migliorando comfort, praticità e salute, in particolare la qualità dell’aria, e promuovendo comportamenti virtuosi grazie alla disponibilità di informazioni.
La terza, infine, esamina la capacità dell’edificio di interagire con la rete energetica, rispondendo a segnali esterni e offrendo servizi di flessibilità.

Fig. 1 – Struttura su cui è basata la metodologia di calcolo dello SRI
In ambito edilizio, la metodologia di calcolo dello SRI non è del tutto nuova: essa è, infatti, mutuata dalla norma UNI EN ISO 52120-1:2022 che definisce le classi BAC (Building Automation & Control Systems) di efficienza energetica per classificare i sistemi di automazione degli edifici, sia in ambito residenziale che non residenziale. Rispetto a tale norma, cambiano però la nomenclatura e il numero delle funzionalità considerate. Lo SRI, infatti, aggiunge la valutazione del dominio “Ricarica veicoli elettrici” e approfondisce gli aspetti legati alla reportistica dei dati verso gli utenti e/o i gestori dei domini tecnici e all’interazione dell’edificio con la rete elettrica.
La revisione della Direttiva del 2018 (EPBD IV), ha rafforzato il nuovo indicatore. La Commissione Europea, infatti, dovrà adottare un atto delegato entro il 30 giugno 2027 che richieda l’applicazione dello SRI agli edifici non residenziali con una potenza nominale utile superiore a 290 kW per gli impianti di riscaldamento, gli impianti di condizionamento d’aria, gli impianti di riscaldamento e ventilazione combinati di ambienti, o gli impianti di condizionamento dell’aria e ventilazione combinati.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), con il supporto tecnico del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’ENEA, ha dato inizio alla sperimentazione del nuovo indicatore in Italia, avviando nel marzo 2025 una fase di test di 12 mesi. Lo scopo è stato quello di verificare sul campo l’applicabilità della metodologia di calcolo europea nel contesto del parco edilizio italiano. La fase di test ha visto il coinvolgimento di diversi stakeholder tra enti di normazione, associazioni di categoria, aziende, università e ordini professionali. Con queste realtà sono partite collaborazioni atte a selezionare casi studio per l’asseverazione dello SRI, organizzare workshop e convegni tematici e raccogliere feedback sull’adozione del nuovo indicatore. Tra le attività previste dalla fase di test nazionale, c’è stato anche lo sviluppo di un applicativo web ENEA, accessibile online all’indirizzo sri.enea.it tramite credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e CIE (Carta d’Identità Elettronica).
Fig. 2 – Home Page dell’applicativo web sviluppato da ENEA per il calcolo dello Smart Readiness Indicator
Attualmente l’applicazione è aperta a tutti gli utenti come strumento di esplorazione e sperimentazione della metodologia di calcolo dello SRI. Una volta effettuato l’accesso, l’utente viene indirizzato a una dashboard personale che consente di avviare nuove valutazioni, nonché di modificare o eliminare quelle già effettuate. In prospettiva, qualora l’applicazione venisse adottata come strumento ufficiale, l’accesso potrebbe essere riservato esclusivamente a valutatori certificati.
La selezione dei casi studio durante la fase di test dello SRI è stata indirizzata prevalentemente al settore non-residenziale con potenza termica nominale >290kW, in considerazione dei primi obblighi di applicazione dell’indicatore per questo comparto, cui si è precedentemente fatto riferimento. Inoltre, gli edifici sono stati suddivisi in due categorie: “standard”, ossia casi studio rappresentativi del patrimonio edilizio medio italiano, e “avanzati”, ovvero edifici (per lo più di nuova costruzione o riqualificati) dotati di tecnologie intelligenti e sistemi di gestione dell’edificio, come i Building Management Systems (BMS). L’analisi degli edifici più avanzati consente di stimare il limite superiore del valore dello SRI attualmente raggiungibile in Italia, tenendo conto delle tecnologie oggi disponibili sul mercato. Per quanto riguarda l’applicazione della metodologia, è stato utilizzato il metodo B, che prevede la valutazione di tutti i 54 servizi, per garantire comparabilità con i risultati degli altri Stati Membri.
I risultati evidenziano come gli edifici standard presentino un valore medio di SRI globale leggermente inferiore al 15%, che cresce fino a sfiorare il 40% nel caso degli edifici avanzati. Le prestazioni migliori si registrano nel settore degli edifici ad uso uffici. Analizzando le tre funzionalità chiave, emerge che la presenza di tecnologie smart e/o di sistemi di gestione dell’edificio (BMS) consente di raggiungere circa il 50% in termini di efficienza energetica e oltre il 45% per quanto riguarda l’interazione con gli utenti. La componente attualmente più limitante risulta essere quella relativa alla funzionalità “Rete”, che si attesta poco sopra al 15% anche negli edifici più evoluti. Questo aspetto incide in modo significativo sul punteggio complessivo dello SRI, considerando che tale funzionalità contribuisce per circa un terzo al valore finale. Va inoltre sottolineato che, sebbene i sistemi di gestione degli edifici disponibili sul mercato siano già tecnicamente in grado di gestire funzionalità avanzate di interazione con la rete, tali capacità non sono ancora regolamentate dalla normativa italiana. Per questo motivo, nella valutazione non sono stati attribuiti i corrispondenti livelli funzionali, seppur potenzialmente ottenibili dai dispositivi installati.
Fig. 3 – Punteggi medi relativi allo SRI globale e allo SRI delle singole funzionalità chiave degli edifici asseverati durante la fase di test italiana
Dal coinvolgimento degli stakeholder e dall’esperienza maturata nelle asseverazioni durante la fase di test, sono emersi alcuni aspetti rilevanti:
- lo SRI non rappresenta solo uno strumento di valutazione, ma anche una vera e propria linea guida operativa per i professionisti. In fase di progettazione, orienta verso livelli più evoluti di automazione, controllo e integrazione dei sistemi; in fase di riqualificazione, supporta l’individuazione delle aree di intervento, con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza energetica e il comfort; in fase operativa, facilita l’individuazione di eventuali disallineamenti tra le funzionalità dei sistemi installati e il loro reale funzionamento
- è necessario individuare strategie che evitino che la valutazione SRI si riduca a un mero adempimento formale, privo di reale valore tecnico e informativo. A tal fine, risulta fondamentale definire adeguati requisiti di competenza per i futuri asseveratori SRI e mettere a disposizione linee guida e strumenti di supporto alla compilazione, anche alla luce del grado di soggettività che caratterizza il processo di valutazione;
- il riconoscimento dello SRI all’interno della documentazione che accompagna l’intero ciclo di vita dell’edificio, in sinergia con l’Attestato di Prestazione Energetica (APE), potrebbe contribuire a una maggiore trasparenza e a una più chiara valorizzazione degli immobili in termini di digitalizzazione e qualità dei servizi offerti;
- in prospettiva, lo SRI può diventare una leva concreta per accelerare la diffusione della flessibilità energetica, favorendo l’adozione di strumenti come tariffe dinamiche, programmi incentivanti e sistemi di controllo remoto per il peak shaving o load shifting, contribuendo così all’evoluzione degli edifici da semplici consumatori a nodi attivi delle smart grid.











Archivio Numeri