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La progettazione e la realizzazione degli impianti elettrici negli edifici tutelati

Situazioni reali che si possono incontrare per gli interventi di realizzazione di impianti elettrici negli edifici sottoposti a vincoli storico-artistici.

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Giulio Dall’Olio, Segretario CEI SC 64E

Come è possibile installare un impianto elettrico in un castello d’epoca sottoposto a vincoli in presenza di pareti affrescate?

Installare un impianto elettrico in un castello storico richiede un approccio tecnico estremamente rispettoso del valore architettonico e artistico dell’edificio, oltre al rispetto delle norme CEI e delle prescrizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004)[1].

L’uso dei cavi minerali (ad esempio tipo MICC – Mineral Insulated Copper Cable) è una soluzione molto adatta, perché offre alta resistenza al fuoco, lunga durata e minimo impatto estetico se installato correttamente.

Prima di tutto occorre rivolgersi ad un progettista che prenda contatto con gli Organi Pubblici preposti e che possono autorizzare l’intervento. Successivamente il progettista produrrà un idoneo progetto che servirà ad eseguire correttamente l’impianto nel rispetto delle Norme.

Si fa riferimento principalmente a:

  • Norma CEI 64-15 edizione 2023-04, che tratta specificamente gli impianti elettrici negli edifici pregevoli per rilevanza storica e/o artistica. Regola la progettazione, realizzazione e verifica degli impianti in immobili soggetti a tutela o contenenti beni tutelati
  • Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004) che impone che ogni intervento non arrechi danno alla struttura né alteri l’estetica originaria. Sono richieste autorizzazioni della Soprintendenza competente
  • la Norma CEI 64-8, che resta valida per la parte tecnica generale (protezioni, sezioni, messa a terra, dispositivi differenziali, ecc.

Scelta dei materiali:

  • cavi minerali isolati (MICC o similari) in rame con isolamento in ossido di magnesio e guaina di rame o acciaio
  • altamente resistenti al fuoco (fino a 950°C)
  • ottimo isolamento elettrico e stabilità nel tempo
  • molto sottili e facilmente mimetizzabili lungo muri o cornici
  • canaline e supporti compatibili con il contesto (per es. rame brunito, ottone, o finiture mimetiche rispetto alla muratura per non alterare l’estetica9.

Metodologia d’installazione

Studio preliminare storico-architettonico – in collaborazione con Architetto e Soprintendenza per individuare le possibili aree non decorative o reversibili per il passaggio cavi.

Posa a vista discreta, evitando assolutamente tracce murali.

I cavi MICC possono essere fissati con graffe specifiche a basso impatto o canalette mimetiche.

Quadri elettrici e cassette di derivazione: localizzarli in locali tecnici o spazi nascosti, realizzandoli con materiali compatibili e finiture sobrie.

Illuminazione e prese: preferire sistemi LED a basso assorbimento, prevedendo punti luce integrati o reversibili (es. faretti su binario o a palo staccato dal muro).

Verifiche e documentazione: redigere la relazione tecnica, dichiarazione di conformità (DM 37/08, art. 7) e le prove CEI 64‑15 previste.

Esempi

Indicazioni specifiche ed informazioni sono presenti nella Norma CEI 64-15 edizione 2023-04 dove si sono seguiti criteri di accuratezza artistica, reversibilità, sobrietà, e rispetto del valore murario, evitando interventi sottotraccia e usando sistemi con alimentazioni a norma e discretamente integrati.

In sintesi

Per un impianto elettrico in un edificio storico (valutare attentamente le definizioni descritte sulla Norma) è necessario seguire la CEI 64-15 edizione 2023-04 e coordinarsi in ogni fase con la Soprintendenza. La Norma attuale riporta molte foto, esempi e schemi per facilitarne la comprensione. È in corso un aggiornamento da parte di Gruppo di Lavoro del SC 64E per migliorarla ulteriormente e per adeguarla alle modifiche introdotte da altre norme di riferimento come la CEI 64-8:2024.

In conclusione, per eseguire un buon impianto elettrico occorre, ove è permesso, utilizzare cavi minerali per sicurezza e integrabilità. Evitare gli scassi e prediligere soluzioni reversibili e mimetiche.

È importante infine documentare ogni passaggio secondo DM 37/08 affinché rimanga traccia per eventuali interventi in caso di guasti o per la normale manutenzione.

 

La Norma CEI 64-15 edizione 2023-04 permette di utilizzare vecchi cavi e tubazioni esistenti e a quali condizioni?

La Norma CEI 64-15:2023-04 (Impianti elettrici negli edifici pregevoli per rilevanza storica e/o artistica) non vieta in modo assoluto l’uso dei cavi esistenti, ma lo consente solo in condizioni ben precise, basate sul principio chiave della norma: la “variante a sicurezza equivalente”.

“Sicurezza equivalente” non significa stessa soluzione, ma stesso livello di sicurezza[2].

In pratica, i vecchi cavi o tubazioni possono essere mantenuti/riutilizzati se:

1. Non è possibile sostituirli senza danni

  • tipico degli edifici vincolati (affreschi, murature storiche, ecc.)
  • la norma punta a minimizzare tracce, demolizioni e interventi invasivi.

Questo è il motivo principale per cui si tollera il mantenimento.

2. Sono verificati e idonei

Devono essere sottoposti a verifica tecnica e risultare:

  • integri (isolamento, guaina, connessioni)
  • adeguati alle condizioni di esercizio (corrente, temperatura, ambiente)
  • compatibili con le protezioni presenti.

3. Garantiscono sicurezza equivalente

Se non rispettano pienamente le norme attuali, devono essere adottate misure compensative, ad esempio:

  • protezioni aggiuntive (differenziali più sensibili, SPD, ecc.)
  • limitazioni di utilizzo
  • segregazioni o protezioni meccaniche
  • monitoraggio o manutenzione più frequente.

Questo è il cuore della CEI 64-15.

4. Sono inseriti in un progetto firmato

  • è obbligatorio un progetto redatto da tecnico abilitato e che valuti la sicurezza
  • il progettista deve giustificare formalmente il riuso dei cavi o tubazioni.

5. L’impianto diviene oggetto di verifiche particolari

  • verifica iniziale particolare prima della messa in servizio
  • verifiche periodiche (come CEI 64-8).

 

I cavi o le tubazioni esistenti invece devono essere sostituiti se:

  • sono deteriorati o non sicuri
  • non permettono di rispettare le protezioni (contatti indiretti, sovracorrenti, incendio, ecc.)
  • non è possibile raggiungere la sicurezza equivalente neanche con misure compensative.

 

Esempio pratico: edificio storico vincolato con affreschi

  • pareti affrescate e non si possono fare tracce
  • impianto “datato” con cavi incassati non sostituibili
  • assenza del conduttore di protezione (terra).

 

Con la CEI 64-8, Norma base per gli impianti elettrici di bassa tensione, l’impianto sarebbe non conforme e da rifare.

Questo comporterebbe:

  • rifare le linee
  • aggiungere il PE (terra)
  • installare nuove canalizzazioni ecc.

Per cui, come può avvenire spesso in edifici storici, non si può rispettare in toto la norma base.

 

La CEI 64-15 (2023-04) consente invece una soluzione alternativa scegliendo:

a.   Protezione differenziale avanzata

  • installare un differenziale da 30 mA (o anche 10 mA) a monte
  • eventualmente più differenziali selettivi per zone; si compensa la mancanza della messa a terra

b. Limitazione dei circuiti

  • si riduce la potenza disponibile sulle linee esistenti
  • si separano i circuiti più critici
  • questo riduce il rischio termico e di guasto

c. Uso di apparecchi di Classe II

  • si installano solo dispositivi a doppio isolamento
  • si evitano masse metalliche accessibili
  • si elimina il rischio di contatto indiretto

d. Verifiche e monitoraggio

  • prova isolamento sui cavi esistenti
  • controlli periodici più frequenti e registrati affinché siano reperibili

e. Protezioni aggiuntive

  • canaline esterne minime dove possibile (non invasive) o con cavo minerale e relative scatole
  • eventuali SPD (scaricatori) se necessario.

 

Risultato

Non si ha:

  • un impianto totalmente conforme alla Norma CEI 64-8

Ma si ha:

  • rischio di folgorazione ridotto a un livello equivalente
  • impianto accettabile secondo CEI 64-15

cioè: stessa sicurezza, con mezzi diversi.

In pratica, invece di rifare tutto l’impianto in conformità alla norma base vigente con un intervento invasivo, si compensano i rischi con altre misure idonee e meno invasive.

È importante infine documentare ogni passaggio secondo DM 37/08 affinché rimanga traccia per eventuali interventi in caso di guasti o per la normale manutenzione.

 

[1] Il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, ai sensi dell’Articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, definisce beni culturali le cose immobili mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.
[2] Norma CEI 64-15, art. 3.11: Soluzione alternativa o variante a sicurezza equivalente. Soluzione progettuale alternativa a quella richiesta da altre Norme Tecniche ma di uguale efficacia. Il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione impiegando uno dei metodi di progettazione contenuti nella presente Norma, ovvero soluzioni progettuali prestazionali che richiedono ulteriori valutazioni tecniche.